29 gennaio 2019

Travellers MONGOLIA TRA ULAN BATOR E IL LAGO KHOVSGOL

Benvenuti al Nord
Poco più di un anno fa vi parlammo della Mongolia del Sud, adesso tocca a quella del Nord, più selvaggia e "tecnica": le strade sono sabbiose o fangose e bisogna superare una sfilza di passi uno dopo l'altro. Panorami come sempre bellissimi, grande isolamento ma ospitalità calorosa
Testo e foto di Tommaso Pini
 Km percorsi: 2.100 (50% in fuoristrada)
 Giorni impiegati: 12
 Litri di benzina: 80
 Quota più alta: 2.347 m
NELLA TERRA DEGLI UOMINI RENNA Guidiamo nell'Aimag (provincia) del Khövsgö, lungo la pista che dal Lago Tsagaan Nuur raggiunge Moron. Siamo nella terra del popolo dei dukha, meglio conosciuti come tsaatan o uomini renna.
Se mettere le ruote nella natura incontaminata è la vostra passione, la Mongolia è sicuramente il vostro Paese. Su Motociclismo di novembre 2017 abbiamo raccontato oltre 2.000 km alla scoperta del Sud, dove a far da padrone era il deserto del Gobi. Stregati dal fascino di queste terre ci siamo poi spinti a Nord, incontrando una realtà altrettanto intrigante, da meritare un viaggio tutto per sé. Meno altisonante nei nomi geografici e più tecnica nella guida, è fortemente consigliata a chi ama l’off-road. Si va verso la Siberia, le montagne, i boschi e un paesaggio totalmente diverso dal Sud. L’alternarsi di salite e discese esalta l’infinità del territorio mongolo, con guadi importanti e frequente fango che rallentano la velocità di percorrenza e innalzano il divertimento. La logistica nei campi ger favorisce poi la sensazione di avventura, pur mantenendo un buon livello di comfort. Il risultato è un viaggio lento, in spazi sconfinati, attraversando la taiga (foreste), costeggiando laghi color turchese (Tsaagaan Nuur e Khovsgol), per poi visitare antichi monasteri (Amarbayasgalant) e potersi avvicinare ad alcune tra le etnie più affascinanti del popolo mongolo, i Dukha (uomini renna). Partendo dalla capitale disegneremo un anello in senso antiorario.
A Ulan Bator gli amici del Mongolia Motorbike Marathon ci aspettano con le moto perfette per questo viaggio: le Shineray Mustang da 150 cc, già apprezzate nel viaggio precedente. Motorette iperaccessoriate con pochi cavalli, ma una facile gestione del peso, dote rivalutata in più di un’occasione.
PER I TURISTI LA CASA O LA TENDA è SEMPRE APERTA... Di fianco, in sella alle nostre Shineray, facciamo "fiuming" nella provincia del Khövsgö.
1/3 Gli “avvistamenti” umani in Mongolia sono uno degli aspetti più affascinanti del viaggio. Troverete sempre persone sorridenti e pronte ad invitarvi a casa (o in tenda) loro: non rinunciate a questa opportunità.
EPOCHE MONGOLE
Ulan Bator a inizio Novecento si presentava ancora come una distesa di tende itineranti. In breve tempo la città ha vissuto due epoche assai diverse tra loro. La prima, di stampo sovietico (1921-1989), ha visto la costruzione di un’immensa piazza centrale (Sukhbaatar Square) circondata dai simboli del potere statale, come il Palazzo del Parlamento e le sedi dei Ministeri e una cinta periferica di condomini popolari. La seconda epoca arriva fino ai giorni nostri ed è iniziata con una rapida transizione a un regime democratico mongolo, trainata dal boom economico, frutto delle speculazioni edilizie e dello sfruttamento delle innumerevoli ricchezze minerarie del sottosuolo. Commerci non sempre trasparenti con le confinanti Russia e Cina hanno, però, segnato negativamente questo periodo con numerosi scandali pubblici e privati, che ne hanno delineato una profonda iniquità sociale. La si legge facilmente nell’architettura urbana. È evidente il contrasto tra edifici ultramoderni come il grattacielo della Blue Sky Tower (denominato “la Vela”), che ospita una ristretta e ricchissima borghesia e le baraccopoli alle porte della città. Scherzando con una scena del cinema nostrano (Johnny Stecchino) si potrebbe dire che “la piaga peggiore di Ulan Bator è il traffico!”. Caotico, pericoloso e paralizzante, oltre che concausa dell’alto livello di inquinamento. Complici sono le molte stufe dove, pur di scaldarsi nei rigidi inverni, viene bruciato di tutto, indiscriminatamente. La città si gioca con Astana (Kazachistan) il titolo di capitale più fredda del Mondo: la media annuale è di -1 °C, la media delle minime di gennaio -25°, la minima assoluta mai raggiunta -49°. Passeggiando per le strade della città, la realtà complessa e contraddittoria di una Mongolia moderna resta un grosso punto interrogativo se rappresenti una evoluzione o un’involuzione del Paese. Soprattutto se si pensa alla sua storia millenaria che, a cavallo dell'anno mille, sotto Genghis Khan, ha regalato ai libri di Storia il più grande Impero mai visto. Prima di lasciare Ulan Bator ci siamo concessi una breve visita al Museo Nazionale di Storia Mongola, dove un percorso ben strutturato ne illustra i vari gruppi etnici, alcuni al limite dell’estinzione.
Tra i laghi di Tsagaan e Khovsgol abbiamo guidato 12 ore in fuoristrada tra paesaggi mozzafiato
1/4 Uomini SPECIALI
Un dukha (uomo renna) mentre sorseggia una tazza di airag, bevanda ottenuta dal latte di giumenta fermentato.
CAVALCANDO LE DUNE
Lasciata la capitale moderna in direzione di quella antica, Karakhorin, lungo la strada si palesa la prima attrazione naturale degna di sosta: sono le dune sabbiose di Mongol Els, nella riserva naturale di Khogno Khan. Un mini Gobi che permette di assaporare l’armonia e la bellezza delle dune di un deserto. Qui è possibile saltare dalla sella della moto alle gobbe del cammello per una lenta cavalcata che si farà ricordare: il battesimo del cammello è come guidare la bicicletta per la prima volta, quando ancora non hai dimestichezza con le due ruote e tutto va dove gli pare. Roba da turismo di massa, ma se non l’avete mai fatto può valerne la pena. Si procede in “cordata” ed è accessibile a chiunque, di sicuro ne ricorderete a lungo il pungente odore di selvatico! Altra opzione: salire le dune a piedi per poi ruzzolare allegramente verso le moto. Ripresa la guida sui rettilinei ancora asfaltati e a perdita d’occhio, la sfida successiva è stata ingarellarsi con i compagni di viaggio raggiungendo velocità proibitive di ben 70/80 km/h. Sfruttando la scia di chi ti precede si possono toccare anche i 90 km/h per impostare l’epico sorpasso in slow motion. Si fanno così scorrere i chilometri ingannando l’assenza di curve. La parte di itinerario che ci separa da Karakhorin ricalca la rotta per il Sud e, alle porte della città ammiriamo nuovamente la cinta muraria dell’Erdene Zuu Khiid: primo monastero buddista eretto in Mongolia ben 420 anni fa. 108 stupa adornano la cinta che custodisce gli ultimi tre templi rimasti in piedi dopo l’operazione di epurazione sovietica voluta da Stalin e dal leader mongolo Horloogijn Cojbalsan (1939). Una triste pagina di storia che ricorda il tentativo di annientare il buddismo tibetano per sottometterne la popolazione.
Ogni ACCAMPAMENTO "TURISTICO" prevede una tenda centrale, che funge da reception e ristorante; un’area bagni e docce e una serie più o meno numerosa di "GER" dotate di stufa centrale e brandine
INCONTRI ON THE ROAD
Oltre ai paesaggi la Mongolia vi conquisterà per gli “avvistamenti” umani, incontri sporadici e casuali che li rendono ancor più preziosi. Potrà capitarvi di incrociare padre e figlio, uno a cavallo l’altro in moto, che scorrazzano nella steppa sui due mezzi di trasporto preferiti dai nomadi. O di provare a scambiare due parole (ma sopratutto tanti gesti) con una casalinga locale mentre stende il bucato. O meglio ancora, di avvicinarsi con il massimo rispetto a una ger per provare se l’accoglienza letta e riletta sulle guide è vera. E sì, è tutto vero, il vivere in continuo spostamento ha forgiato nei mongoli un forte senso di aiuto verso il viandante, che per il turista si trasforma in cortese accoglienza. Tenete a mente soltanto alcune accortezze: mai calpestare la soglia d’ingresso delle piccole porte e, quando decidete di varcarla, siate disposti a non rifiutare alcuna pietanza vi venga offerta, sarebbe estremamente offensivo. Meglio avere sempre un’occhio di riguardo alla presenza di cani: a differenza dei loro padroni, se si tratta di difendere il territorio, non riservano allo straniero un'accoglienza calorosa.
Le rive del lago Khovsgol Nuur, dove è possibile navigare a bordo della Sukhbaatar III, l’unica nave appartenente alla flotta mongola.
1/2 Monumenti votivi legati allo sciamanismo, molto praticato in Mongolia e molto diverso dalla stregoneria, dove l’officiante viene posseduto dagli spiriti.
SPECCHI RIFLESSI
Come promesso, arrivano le prime piste di terra rossa, con qualche accumulo di sabbia che fa tribolare i gli inesperti. Ma le Mustang sono talmente leggere che, alla fine, diventa un gioco divertente, adatto a tutti. Si dà gas, ci si insabbia, si prova a uscirne, si sbanda, si cade, si sbuffa un po’, poi si prende la motoretta sotto braccio e si riparte un metro più in là. Il premio per qualche appoggio sulla sabbia è il pernottamento nel nulla, lontani dall’asfalto, dove attendere un tramonto infuocato e un tetto di stelle. Il passaggio da una riserva naturale all’altra arricchisce il viaggio di foto ricordo, come quella scattata sul lago Tsagaan Nuur (noto come Grande Lago Bianco), incastonato in una spettacolare area vulcanica. La pista per raggiungerlo è pura libidine e prosegue lambendo le sue acque con uno sterrato che invita a spalancare il gas. Dal lago è anche possibile organizzare escursioni a piedi o a cavallo fino al cratere del vulcano Khorgo. Osservandoli, i paesaggi vulcanici hanno decisamente una marcia in più. Ci proiettano con la fantasia sulla superficie lunare... e sentirsi esploratori è un attimo. Tornati in sella, pregustiamo l’incontro con il famoso ponte in legno di Jargalant, nell'Aimag (provincia) del Khövsgöl, che sappiamo essere pericolante, ma ancora percorribile: purtroppo non è così. È incredibile pensare che questa specie di montagna russa di legno fosse, fino a pochi anni fa, parte integrante della viabilità locale; la vista di ciò che ne resta è comunque da considerasi parte del bagaglio di questo viaggio. Ci consoliamo entrando nella terra del popolo Dukha, meglio conosciuti come Tsaatan o "uomini renna". Per raggiungere i loro accampamenti, spesso in zone molto remote, occorrono alcuni giorni a cavallo. Se doveste incontrarli in compagnia delle loro amate renne, chiedete di poter accarezzare le morbide corna degli esemplari più giovani. Restando sugli strani incontri: raggiunto il lago di Khovsgol Nuur, circondato da una cornice "alpina" di vette che si spingono fino a quasi 3.500 m, abbiamo navigato sulla poderosa Sukhbaatar III. Si tratta di un vascello d’epoca di rifornimento sovietico a cui dovevamo seguire altre navi sorelle, ma è rimasta l’unica gloriosa nave (da lago) della marina mongola. Il suo comandante, personaggio decisamente eclettico, sarà ben felice di posare per voi in alta uniforme.
Quando si affronta una pista mongola non si vede mai una singola traccia, ma svariate rotte che si aprono a ventaglio verso una destinazione. Via via che il viaggio procede, si impara a scegliere con cura quella più facilmente percorribile o a passare agilmente dall’una all’altra.
RICCHEZZE NASCOSTE
Iniziando a chiudere il cerchio entriamo nella città di Erdenet, nata per dare lavoro agli operai di una delle dieci miniere di rame a cielo aperto più grandi al mondo. L’estensione della cava è, a dir poco, impressionante e testimonia le grandi ricchezze minerarie che hanno agevolato il boom economico della recente Mongolia. Qualche km più avanti ci concediamo l’ultima scorribanda sterrata per raggiungere il Monastero di Amarbayasgalant, patrimonio UNESCO. Lambito da un ruscello e sorvegliato dalle aquile è il complesso architettonico religioso meglio conservato del Paese. Entrate con educazione, sedevi in silenzio, e godetevi l’atmosfera mistica che lo pervade durante le preghiere dei monaci. Il rientro nella capitale è traumatico, non eravamo più abituati a vedere così tante persone insieme. Il bello della Mongolia è proprio il riappropriarsi degli spazi e dei silenzi della natura, lontani dai social network e dalle telefonate di lavoro.
Un momento di preghiera all’interno del Monastero di Amarbayasgalant.
© RIPRODUZIONE RISERVATA