di Mark Bailey - 25 febbraio 2019

Nuotando con lo Squalo

La superstar Vincenzo Nibali parla della passione e della fatica dietro alle sue storiche vittorie nei Grandi Giri e spiega perché suo padre gli ha tagliato a metà la bicicletta
Foto Chris Blott
Molto tempo prima che Vincenzo Nibali vincesse quattro Grandi Giri, diventando famoso in tutto il mondo come lo “Squalo di Messina”, suo padre Salvatore gli tagliò la bici a metà con una sega.
“È successo veramente”, confessa Vincenzo con la guance che arrossiscono. “I miei risultati a scuola non erano buoni e mio padre disse: ‘È importante che tu faccia bene – non solo con il tuo lavoro ma anche nei tuoi comportamenti. Se non rispetti le regole, taglierò la tua bici a metà’. Pensavo che stesse bluffando ma, quando arrivò a casa una nota scolastica che certificava come la mia condotta non fosse buona, mi tagliò la bici in due”.
I Nibali sono siciliani di Messina, dove la parola, l’onore e la reputazione della famiglia sono sacri. “Dopo un mese, i miei risultati migliorarono rapidamente”, ammette Vincenzo. Così suo padre – soprannominato Lupo per la sua fiera indipendenza – saldò di nuovo la bici di suo figlio. Questa vicenda insegnò al giovane Vincenzo il valore del duro lavoro, dell’orgoglio e dell’impegno: qualità che gli sono valse più di 50 vittorie tra i Pro. Nibali è uno dei soli sette ciclisti nella storia ad aver vinto tutti e tre i Grandi Giri.
Da ragazzo, ha anche scoperto i vantaggi della capacità di recupero. Ha una vecchia foto di sé stesso a 10 anni, mentre viene trainato sulle pendici vulcaniche dell’Etna da una fune attaccata da un parte alla sua bici e dall’altra all’auto di sua madre Giovanna.
“Stavo pedalando con mio padre – anch’egli con la passione per il ciclismo – e un gruppo di amatori di Messina sulla cima dell’Etna. Era la prima volta che facevo una salita lunga: l’Etna misura 25 km e io ero solo un ragazzino. Vicino alla cima, sono scoppiato e quindi hanno preso la corda dalla macchina per trainarmi. Dovevo arrivare alla fine. Ero giovane e non abbastanza allenato”.
Nibali attribuisce il successo della sua carriera allo spirito feroce che ha acquisito crescendo in Sicilia. L’evocativo titolo della sua autobiografia è infatti Di Furore e Lealtà.
“Furore perché c’è sempre bisogno di voglia e propensione al sacrificio, durante una gara – non solo una buona tattica, ma anche passione”, dice. “E lealtà perché, in cima al mio sport, non ci sono arrivato da solo: famiglia, compagni di squadra e amici hanno condiviso questo viaggio che mi ha visto trionfatore”.

Spirito combattivo

Foto Chris Blott

Spirito combattivo

Trentaquattro anni, vive a Lugano (in Svizzera) con la moglie Rachele e la figlia Emma, ma noi ci siamo incontrati al World Travel Market di Londra, dove Nibali era in rappresentanza per conto del suo team, la Bahrein-Merida. Il principe Nasser Bin Hamad Al Khalifa è un appassionato ciclista e triatleta.
“Quando visito il Bahrein, mi piace andare col go-kart sulla pista di Formula 1: è molto divertente”, dice Nibali, le cui parole ci sono state tradotte dal suo agente Alex Carrera. “Ho provato il circuito di Formula 1 anche con la mia moto, ma con il go-kart è stato più bello. Ero là solo per un servizio fotografico ma ora, ogni volta che torno in Bahrein, lo rifaccio”.
La passione di Nibali per le corse automobilistiche (ha anche provato una Porsche 911 GT3 gialla sul circuito del Mugello, in Toscana) ci crea qualche problema: oggi, qui allo stand del Bahrein, c’è un simulatore di guida e noi abbiamo qualche difficoltà a distoglierlo e convincerlo a fare il nostro servizio fotografico. Un “veloce giro” si trasforma in una buona mezz’ora, prima di riuscire a trascinarlo via.
Vestito in jeans ed elegante giacca blu, Nibali emana una timida compostezza, anche se sulla bici è un temibile avversario, dotato di istinto animalesco e forte coraggio. Questo suo spirito grintoso è stato evidente durante tutta la sua carriera ciclistica, dai suoi generosi attacchi e brutali allenamenti (che lui stesso descrive come “una lotta contro me stesso”) fino alle controversie coi colleghi (al Tour del 2015, Chris Froome lo accusò di comportamento antisportivo, quando l’italiano lo attaccò mentre era in difficoltà con una pietra incastrata nelle pinze del freno) e talvolta allo snobismo da parte dei media.
In realtà, la sua passione per il ciclismo è iniziata con un’appassionata ossessione per i componenti. Da bambino, fremeva per un nuovo manubrio e aggiustava continuamente la posizione della sella. In cambio di nuove parti di bicicletta, suo padre avrebbe potuto fargli fare di tutto.
“Di una bici, all’inizio, mi piacevano soprattutto i componenti”, rivela. “Sono uno di quei ciclisti capaci di smontare e rimontare perfettamente una bicicletta, come un meccanico professionista”.
Un’attrazione che non l’ha mai abbandonato. Quando dopo gli ho chiesto quali cambiamenti introdurrebbe nel ciclismo professionistico, la sua risposta è stata: “Se potessi cambiare una cosa, sarebbe diminuire le regole per la bici usata nei record dell’ora. Adesso non c’è equità. Chris Boardman è stato l’ultimo corridore a utilizzare quello che voleva. Mi piacerebbe poter usare tutta questa nuova tecnologia”.
La passione di Nibali per la tecnologia presto si trasformò in una fame di correre. “Non mi piacevano il calcio o gli altri sport. Il ciclismo offre ai bambini l’opportunità di esplorare il proprio mondo. Dà loro la libertà. Nei miei primi anni da corridore, dalle mie parti non c’erano molte gare e quindi dovevo percorrere centinaia di chilometri da Messina a Siracusa. C’erano così tante persone e borse nell’auto, che io e mio fratello (Antonio, anche lui in forza alla Bahrein-Merida) ci abbiamo messo ore solo per arrivare alla partenza”.

Piani per il futuro

Foto Chris Blott

Piani per il futuro

Nibali ha sperimentato fortune alterne negli ultimi anni, almeno secondo i suoi elevati standard. Ha vinto il Giro di Lombardia per la seconda volta nel 2017 e conquistato il podio al Giro e alla Vuelta nel 2017, ma ha mancato un’altra vittoria in un Grande Giro. La sua stagione 2018 ha unito la gioia di vincere la Milano-Sanremo dopo un attacco in solitaria sul Poggio con il dolore di un incidente occorso al Tour de France.
“È stata una grande emozione vincere la Milano-Sanremo”, dice. “Non ti aspetti nulla in questo genere di gare, ma sta proprio qui la soddisfazione più grande. Stavo progettando di aiutare un altro leader, Sonny Colbrelli, ma ho afferrato al volo l’occasione. Stavo pedalando da solo e forse ho spinto troppo, poi ho gestito e sono arrivato al traguardo prima dei velocisti”.
Al Tour, Nibali è stato buttato giù dalla bici sull’Alpe d’Huez da un cinturino della macchina fotografica di uno spettatore, riportando una frattura a una vertebra. La sua squadra ha preso in considerazione un’azione legale contro l’organizzatore del Tour, la ASO, per la presenza di moto della polizia in gruppo e per i fan che invadevano la strada e lanciavano fumogeni, contribuendo a creare scompiglio.
“C’erano troppe persone intorno ed è scoppiato il caos”, dice Nibali. “Ricordo di aver visto le moto della polizia in testa e poi Chris Froome, così ho cercato di seguirlo. C’era una moto vicino a Romain Bardet, una con Froome, poi io e altri due corridori, Tom Dumoulin e Geraint Thomas, a 25 metri di distanza. Nel punto in cui siamo caduti, lo spazio è diventato troppo piccolo, e fan e fotografi erano troppo vicini. Qualcosa si è impigliato nella mia bici e mi sono ritrovato per terra. Ho subito capito che la situazione non era positiva. Ma cose così sono all’ordine del giorno: fan che sventolano bandiere e all’ultimo momento le alzano. È molto pericoloso”.
In un’epoca di massima specializzazione tra i Pro, Nibali si guadagna il rispetto perché gareggia sia nei Grandi Giri sia nelle corse di un giorno.
“Penso sarebbe meglio per il ciclismo se lo facessimo tutti”, dice. “La mia filosofia è cercare di vincere ogni gara. Ma, ovviamente, questa è la mia mentalità. Non posso parlare per gli altri corridori”.
Nibali crede anche che sia suo dovere illuminare le corse coi suoi attacchi. Nella sua autobiografia ha descritto lo stile di guida di Froome come “robotico”.
“Sono impulsivo nella vita così come in corsa”, dice. “So che durante una gara ci saranno opportunità di attaccare. Prima programmo una tattica col mio direttore sportivo, ma poi ciò che succede in corsa dipende da me. Mi piace quando sento dentro di me che sono pronto per attaccare: sono un corridore istintivo. Se non ci provi, di sicuro non vinci”.
Nel 2019, la fame di Nibali ai Grandi Giri non si è placata. È affascinato dalle limitate prove a cronometro del Tour de France e dalle salite assassine del Giro.
“Sono belle gare e mi piacerebbe fare il Giro e il Tour – possibilmente entrambi – ma questa è una sfida difficile, molto difficile. Quando guardo avanti, il mio obiettivo minimo è quello di due grandi vittorie, ma tre sarebbero l’ideale. Ciò che vorrei vincere sono i Campionati del mondo, la Liegi-Bastogne-Liegi e le Olimpiadi. Queste sarebbero le mie tre. Ma non voglio ancora pensare al mio posto nella storia del ciclismo. Quando finirò, saprò quale è. Per ora, voglio solo vincere”.

Gran Maestro

Foto Chris Blott

Gran Maestro

A 16 anni, Nibali si trasferì in Toscana per allenarsi con il team GS Mastromarco sotto la guida del direttore sportivo Carlo Franceschi, che gli ha insegnato l’indipendenza e la disciplina.
“Ero molto giovane, ma non ho mai pensato che fosse difficile allontanarmi da casa perché lo volevo fortemente. Volevo diventare un professionista, quello era il mio obiettivo. Mi sono trasferito in Toscana da solo, ma la squadra è diventata come una seconda famiglia perché stavo con loro molti mesi – tornavo a casa giusto per le vacanze”.
Dopo aver firmato il suo primo contratto da Pro con la Fassa Bortolo nel 2005, Nibali ha corso per la Liquigas dal 2006 al 2012, vincendo la Vuelta di Spagna nel 2010, a soli 25 anni.
“Ricordo la penultima tappa, sulla cima della Bola del Mundo (vicino a Madrid). Mi sentivo molto, molto forte ma non sapevo se sarei riuscito a battere gli scalatori. Avevo solo 30 secondi sui miei rivali, quindi ho seguito la ruota di Ezequiel Mosquera (che è arrivato secondo nella generale) e mi sono concentrato solo su questo. Non ho avuto pressioni da parte della squadra e mi sono sentito completamente libero di fare del mio meglio. E il meglio, per me, era arrivare primo”.
Il periodo di maggiori successi per Nibali è stato fra il 2013 e il 2016 durante la sua militanza tra le fila dell’Astana, con cui ha vinto il Giro di Lombardia nel 2015, Il Giro dell’Oman nel 2016, il Giro d’Italia nel 2013 e nel 2016; e il Tour de France nel 2014.
“Ricordo che, dopo la prima vittoria del Giro, ho avuto due feste: una in Toscana con amici che vivevano in quelle zone e una in Sicilia con la mia famiglia e con la gente del posto che mi conosceva da quando ero piccolo”, dice. “Vincere il Giro è qualcosa di speciale, per un italiano”.
La gloria del Tour de France, per Nibali, è arrivata nel 2014, dopo essere sceso a 64 kg di peso con una percentuale di grasso del 6,1%. Fu un compito arduo, raggiunto pesando la pasta e facendo spuntini con albicocche secche.
“Nessuno mi vede mentre mangio la pasta a colazione, durante i duri ritiri”, afferma, “Ho sofferto durante i primi mesi della stagione, ma dalla seconda metà di giugno tutto è andato per il verso giusto ed ero davvero in ottime condizioni”.
Ho vinto a Sheffield all’inizio (seconda tappa) e i fan inglesi erano incredibili. Mi ricordo che, quando conclusi la tappa nello Yorkshire, la sensazione è stata la stessa di quando andavo in discoteca. Quando lasci la discoteca di notte, il brusio e le percezioni rimangono con te. È stato lo stesso quando ho concluso la tappa. È stata la prima volta che ho avuto la sensazione tipica della discoteca in una gara ciclistica”.

Grandi progetti – La vita e le corse di Vincenzo Nibali

1984 – Vincenzo Nibali nasce a Messina, in Sicilia, il 14 novembre 1984.
2000 – Si trasferisce in Toscana a 16 anni, per correre nel GS Mastromarco. Due anni più tardi vince il titolo italiano Juniores su strada.
2006 – Dopo aver firmato il primo contratto da Pro con al Fassa Bortolo nel 2005, Nibali passa alla Liquigas nel 2006 e vince il GP Ouest-France.
2010 – Vince la Vuelta di Spagna a soli 25 anni, battendo lo spagnolo Ezequiel Mosquera giunto secondo.
2013 – Si aggiudica il suo primo Giro d’Italia, vincendo anche tre tappe.
2014 – Vince il Tour de France con quattro vittorie di tappa e un margine sul secondo di 7 minuti e 37 secondi.
2016 – Il siciliano vince il suo secondo Giro d’Italia ma esce per caduta dalla Corsa olimpica, fratturandosi la clavicola.
2017 – Vince il Giro di Lombardia per la seconda volta (la prima nel 2015). Si classifica terzo al Giro e secondo alla Vuelta.
2018 – È il primo italiano a vincere la Milano-Sanremo dopo Filippo Pozzato nel 2006.
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