01 marzo 2019

Non mi piace più la “F”

I tempi cambiano, ora preferiamo le “R”. Non è solo questione di consonanti, a farci apprezzare le nuove seiemmezzo di Honda ci sono doti quali facilità, maneggevolezza, performance e cura dei dettagli.
Vorremmo un po' più di grinta ai bassi regimi

di Nicolas Patrini

IN PILLOLE CB650R (CBR650R)

CILINDRATA
649 cc
POTENZA 95 CV
PESO IN ORDINE DI MARCIA 202 (207) kg
PREZZO C.I.M. 8.240 (9.250) euro
Non deve stupire, nel 2019, un cambio di gusti. La nostra società è continuamente soggetta alla fluttuazione delle tendenze e questo avviene con una velocità disarmante. Persino Honda ha scelto di cambiare direzione e abbandonare le CB650F e CBR650F in favore di due modelli che condividono la medesima base tecnica, ma declinata secondo modi differenti di intendere il piacere di guida su strada. Certo, anche l’occhio vuole la sua parte e così motore e ciclistica sono stati “vestiti” seguendo filosofie opposte. Dalla matita dell’italiano Valerio Aiello è uscita la prima concept su base CB650F che ha dato vita alle Neo Sports Café odierne; il designer giapponese Hiroki Yoshitomi, invece, ha lavorato sulla CBR650R per permetterle di diventare a tutti gli effetti una moto della gamma Super Sport. A guardarle si nota quanto il lavoro svolto sia andato in direzioni diverse, con la CB650R elevata a elemento semplice (ma tutt’altro che banale) e la CBR650R alla ricerca di una personalità racing che le appartiene timidamente. Tre gli elementi su cui catalizzare l’attenzione quando si parla della “CB”: faro, serbatoio, sella. Sono loro i punti cardine che orientano uno sguardo d’insieme che si muove su piani orizzontali. A prima vista è chiaro che la naked non cerchi di essere una streetfighter, ma percorra la strada del fascino per catturare l’attenzione. Il proiettore tondo sembra essere incastonato negli steli della forcella e ciò rende il muso della moto compatto. Tutto è studiato per accompagnare chi la osserva sui dettagli più che sull’insieme. Sulla stessa lunghezza d’onda i collettori, che sbucano e scorrono verso il lato destro della moto, ricordando la forma di quelli presenti sulla CB400 Four degli anni 70 e sulla Hornet del 2007; oggi, però, trovano ad attenderli un terminale corto e dal nuovo disegno. Forme e colori, ben quattro, sono stati pensati da Honda per incuriosire un pubblico più giovane rispetto a quello interessato alla sorellona di 1.000 cc e rispetto alla maxi la CB650R sembra perdere la preziosità di alcuni elementi in alluminio in favore di una maggiore presenza di plastica. A compensare ci sono però gli steli della forcella, la testata e i carter motore color bronzo.
In punta di piedi sul filo
Saliamo in sella e dopo averla accesa pensiamo: “il tutto è più della somma delle sue parti”. Ragioneremo sulla stessa cosa al termine del test. Avete presente quei “tizi” che tendono i cavi da un grattacielo all’altro per attraversare nel vuoto alcune tra le più belle strade del mondo? Bene, quel funambolico incedere non tiene conto di quanto l’atleta sia pesante, o alto, o sgraziato.
Tutto va per il meglio se chi cammina sulla fune riesce nella difficile impresa di mantenersi in perfetto equilibrio. La CB650R sembra fare lo stesso mestiere poiché di per sé, scomposta negli elementi che la compongono, non è una innovazione dal punto di vista tecnico.
Il quattro cilindri è il motore per eccellenza della Casa di Tokyo e in questo caso non si tratta che di una buona rimessa a nuovo con tanto di iniezione di potenza del propulsore di 650 cc già esistente sulla vecchia F; la ciclistica non ha niente di speciale e malgrado il look della moto sia decisamente accattivante è stato già visto su altre naked della gamma. Eppure, messi insieme tutti questi componenti si amalgamano in modo perfetto e armonico. Chi guida si trova da subito inserito in una moto che restituisce un ottimo feeling fin dalle prime manovre. La posizione in sella obbliga il pilota a caricare maggiormente il peso sull’avantreno rispetto a quanto avveniva sulla CB650F, ma questo non fa che migliorare la sensazione di controllo del mezzo.
Chi scrive supera i 185 cm di altezza, ma le ginocchia trovano spazio negli incavi del serbatoio e nel complesso non ci si sente su una moto che obbliga a stare eccessivamente raccolti. Anche dopo molti chilometri non ci si sente affaticati e il merito di ciò va anche alla comodità della sella.
Le strade spagnole su cui abbiamo provato la nuova CB650R sono lingue d’asfalto praticamente perfette, fatte di curve a raggio variabile e ideali per mettere sotto torchio questa naked media. Il quattro cilindri, portato ora a 95 CV, è elastico, tanto da permettervi di viaggiare a 30 km/h in sesta marcia senza avvertire alcuno strappo. Nella parte bassa del contagiri è pigro, ma dai 4.000 giri/min inizia a far sentire di cosa è capace per poi offrire il meglio dai 7.000 in su. I medi regimi sono quelli accompagnati da qualche vibrazione di troppo, ma anche i più divertenti tra le curve. La CB650R invita a essere spremuta e quando si cerca il limite e si sceglie di far girare il propulsore nei pressi del limitatore la Neo Sports Cafè si trasforma, regalando una spinta corposa che si interrompe solo a 12.000 giri/min.
1/6 Il quadro strumenti LCD è completissimo: ci sono tachimetro, contagiri, termometro della temperatura di esercizio, indicatore della marcia inserita e quello di cambio marcia in base al regime di giri motore
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