di Henry Catchpole - 28 febbraio 2019

Monte Grappa

Ai piedi delle Dolomiti, il Monte Grappa è una storica salita segnata sia da epiche battaglie in bici sia da spargimenti di sangue durante le due Guerre Mondiali
Assicuratevi di avere il tempo di fermarvi in cima al Monte Grappa. Dopo aver ripreso fiato, fermato il vostro computer da bici e sorseggiato dalla vostra borraccia, andate a farvi una passeggiata.
La tentazione potrebbe essere quella di gettarvi in discesa prima che i muscoli si raffreddino, ma non fatelo. Invece, seguite il sentiero fuori dal parcheggio per auto e salite più in su, fino alla cima vera e propria. Vi state chiedendo il perché? Beh, questa montagna e la sua storia sono molto, molto più grandi del ciclismo.
Non per sminuire le imprese di Merckx, Quintana e molti altri, ma sarebbe inappropriato parlare della loro sofferenza su queste pendici, visti gli scenari di guerra che questa montagna ha vissuto.
Tre grandi battaglie furono combattute qui, verso la fine della Prima Guerra Mondiale: fu la resistenza italiana sulle pendici del Monte Grappa a fermare il dilagante esercito austriaco che avanzava. Enormi perdite sono state subite da entrambi gli schieramenti. Vale la pena ricordarlo, mentre affrontate la salita. Lasciate che le vostre gomme sfiorino la strada.
Alex Duffill

Versante da Semonzo

Il Monte Grappa offre una serie di versanti di scalata differenti: noi abbiamo scelto quello da Semonzo.
Corre dal lato Sud ed è vicino a quello classico, da Romano d’Ezzelino. Tuttavia, coi suoi 19 km, questo percorso è più corto di circa 7 km e quindi più ripido, con una pendenza media dell’8,1% rispetto ai 5,9% del classico. È anche il versante utilizzato nella 14esima tappa del Giro d’Italia 2010 (vinta da Vincenzo Nibali) e nella cronoscalata della 19esima tappa del Giro 2014 vinta da Nairo Quintana, che ha impiegato solo 1 ora 5 minuti e 37 secondi per raggiungere la vetta, partendo dal centro del paese.
La salita inizia con una chiesa dall’architettura che ricorda una cattedrale in miniatura. Accanto a essa, sorge un monumento dedicato ai membri della resistenza italiana delle due Guerre Mondiali. Suggerisco di prestarci più attenzione di quanto abbia fatto io perché acquisirà maggior importanza, una volta raggiunta la vetta.
Passati gli alberi alla base della salita, inizia una serie di 16 tornanti concentrati in circa 6 km. Sui tornanti orientati ad Ovest gli alberi spesso sono più radi, offrendo panorami di Semonzo e della pianura veneta.
L’inclinazione del pendio è tale che, dal primo tornante, sembra di guardare giù da una mongolfiera. Un paio di tornanti dopo, sembrerà di vedere gli edifici minuscoli come da un piccolo aereo.
Dopo circa 7 km, emergerete dagli alberi scorgendo alcune case sparse, ma non sarete ancora fuori dai boschi. Mentre vi tufferete di nuovo nel tunnel tra le fresche frasche, noterete l’attenuarsi delle pendenza che, per un breve periodo, diventerà anche positiva e favorirà il recupero dalle fatiche, mentre passerete sotto un arco di roccia. Sfruttate pienamente questa pausa, perché introduce la parte più difficile della scalata, con 2 km a più del 10%.
Lungo una strada stretta ma ben asfaltata, alla vostra destra gli alberi gradualmente si allontanano, rendendo visibili attraenti pascoli ondulati. Il tornante numero 22 è un gradito spettacolo, perché significa che siete quasi alla fine del segmento più difficile. Un paio di centinaia di metri più avanti, raggiungerete una cresta da cui è visibile per la prima volta la cima della montagna. Ci sono ancora 5 km, ma è bello poter finalmente avere un obiettivo concreto.
Il breve tuffo in discesa attraverso un paio di curve molto veloci è così piacevole da far venire la voglia di girarsi e tornare un po’ indietro per poterle rifare, ma ormai vi trovate in mezzo a una piccola macchia verde dalla quale dovete uscire, prima di proseguire verso la cima.
Le strade più aperte dei chilometri finali svelano panorami meravigliosi (quando non c’è nebbia) e, anche se la strada vi sembra sperduta, ha un aspetto sorprendentemente curato.
Ben presto, le vie dei versanti da Colmirano e Pederobba si congiungono alla vostra, come affluenti di un fiume d’asfalto che corrono in salita. Poi, raggiungendo un ripido incrocio dove si svolta a destra, potrete scorgere una scultura di Murer in bronzo, giù per il pendio.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, i partigiani antifascisti di questa zona usarono il Monte Grappa come base – nel 1943, dopo la caduta di Mussolini – ma in seguito (nel 1944) le forze naziste li annientarono, uccidendoli in una battaglia sulla montagna per poi mostrarli come trofei. La scultura rappresenta un memoriale per quei partigiani, compresi quelli menzionati nel memoriale all’inizio alla salita.

Versante da Semonzo

Alex Duffill

Battaglie sulla bici

Alex Duffill

Battaglie sulla bici

Il Giro è arrivato qui solo due volte – nel 1968 con la tappa vinta da Emilio Casalini, un gregario di Eddy Merckx, e nella già citata cronoscalata del 2014. Tutte le altre volte la corsa è passata lungo la strada appena sotto la cima, senza avventurarsi sul tratto a fondo cieco che conduce alla vetta di 1.775 metri – l’ultimo passaggio è avvenuto nella 20esima tappa del Giro 2017.
L’ultimo tratto verso la vetta è un brutto cliente per le gambe stanche, con un ulteriore picco oltre il 12%. Se fa freddo, consiglio vivamente una cioccolata calda al bar in cima, il Rifugio Bassano. Sarebbe difficile trovare una tazza con un liquido ristoratore più dolce di questo (tra l’altro, parlando di bevande, il nome della montagna non ha nulla a che fare con il distillato alcolico). Dopo, dovreste farvi una camminata fuori dal parcheggio, salendo più in su alcuni gradini.
Essi conducono a un’enorme struttura bianca fatta a gradoni, come una torta nuziale compressa. Trovare una cosa simile sulla cima di una montagna è veramente impressionante. Non si tratta solo di un memoriale per coloro che sono morti sulla montagna durante la Prima Guerra Mondiale, ma di un ossario. Le targhe in bronzo ricordano il luogo di riposo di coloro i cui corpi sono stati identificati: uno famoso dice “Peter Pan” e l’associazione con il ragazzo che non è mai cresciuto è straziante e commovente allo stesso tempo.
In totale, giacciono qui le ossa di 22.910 soldati italiani e austro-ungarici, di cui meno di 3.000 posseggono un nome. Per fare un paragone, Tyne Cot – il più grande cimitero del Commonwealth e del mondo, situato nelle Fiandre – contiene 11.965 corpi.
Una cosa che fa riflettere, e comunque la vista è spettacolare. Si vedono le bellissime strade tortuose lungo i pendii sottostanti, e si capisce subito il perché questa montagna fosse strategicamente importante durante le Guerre Mondiali.
Alcune salite rimangono impresse nella memoria per i dolori che causano alle gambe. Altre rimangono memorabili per il paesaggio che offrono durante l’ascesa. Alcune sono considerate speciali perché scenari di favolose prestazioni ai Grandi Giri.
E alcune, per quanto io ami lo sport, trascendono da tutto ciò che ha a che fare col ciclismo. Il Monte Grappa ne è un esempio.
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