di Henry Catchpole - 25 gennaio 2019

Luz Ardiden

D’inverno è piena zeppa di sciatori. D’estate invece questa salita pirenaica di 13 km è spesso deserta… fino all’arrivo del Tour.
Immagini Alex Duffill

Iban Mayo dovette chiedersi quand’era che era passato sotto una scala o che un gatto nero gli aveva attraversato la strada: lunedì 21 luglio 2003 non era proprio la sua giornata. Era in forma, era ben piazzato nella Classifica Generale del Tour e aveva un discreto contingente di tifosi baschi a incoraggiarlo sull’ultima salita della quindicesima tappa. C’era solo un piccolo neo: a ogni pedalata doveva fare i conti con la maglia gialla, che non gli dava tregua…

Personalità misurata
La salita verso Luz Ardiden inizia un po’ sottotono in corrispondenza di una mini rotatoria, dove la D21 si stacca dalla D921 a ovest di Luz-Saint-Sauveur, nei Pirenei francesi. Di colpo ci si ritrova su una salita che durerà solo poco più di 13 km con una pendenza media del 7,4%.
I primi segni distintivi del paesaggio sono dei tubi molto voluminosi: probabilmente servono a rifornire la città sottostante, ma è più divertente immaginare che si tratti degli scivoli di un fatiscente acquapark.
Per una salita che ha più tornanti dell’Alpe d’Huez sembra strano non incontrare nessuna curva per ben più di 2 km. In quel primo tratto con il suo blando 5% è una salita piuttosto tranquilla, e anche se si infila in un tunnel di alberi non dà un senso di claustrofobia.
La strada relativamente nuova di Luz Ardiden è ampia e ben esposta, ma ciò non significa che non causerà dolore lungo i suoi 13 km di lunghezza
L’abitato di Sazos segna un cambiamento sia di scenario che di pendenza, schierando quattro tornanti in rapida successione quasi a recuperare il tempo perduto. E con i tornanti arrivano i primi fantastici scorci di paesaggio. Sotto c’è Luz-Saint-Sauveur, in una conca tra le montagne. Si ha una sensazione strana perché inizialmente l’agglomerato di case appare sicuro e protetto dagli innevati grattacieli naturali circostanti, ma subito dopo le montagne sembrano incombere minacciose. Naturalmente tra quelle montagne si erge il possente Tourmalet.
Un altro chilometro tra gli alberi e si arriva a Grust prima che una manciata di tornanti introduca al tratto più tosto della salita. Con la sua media del 9% la pendenza non è nulla di folle ma è comunque costante e impegnativa. Ciò che in effetti caratterizza questa salita è la sua personalità compatta e misurata.
È un bene, perché permette di trovare un ritmo, ma è anche un male perché non concede mai una vera tregua.
Le montagne circostanti - incluso il Tourmalet - danno a Luz Ardiden un aspetto minaccioso mentre si sale
Il fatto che la strada sia stata costruita solo negli anni Settanta probabilmente spiega la sua piacevole ampiezza e la regolarità della pendenza rispetto alle strade più vecchie e selvagge che si inerpicano su questi monti. Significa anche che Luz Ardiden è stata inserita solo otto volte nel Tour de France (e due nella Vuelta). Ma la cosa non le ha impedito di essere protagonista di momenti importanti.
Le immagini più cool sono probabilmente quelle di Greg LeMond nel 1990. Con la maglietta iridata dei Campionati del mondo, gli occhiali da sole Oakley e rigorosamente privo di casco, LeMond è la perfetta sintesi del ciclismo chic (a parte la lieve stravaganza del manubrio Scott).
Luz Ardiden vanta 25 tornanti, mentre l’Alpe d’Huez ne conta solo 21
Quel giorno non vince la tappa ma si limita a preparare il primo posto in Classifica Generale che gli assicurerà il trionfo a Parigi. A vincere è un altro nome leggendario: Indurain, non costretto a lavorare al servizio di Delgado (Pedro, che ha conquistato questa salita nel 1985, non è in giornata), si intasca la tappa e imposta il naturale ordine delle cose per i cinque anni a venire.
E l’incidente più famoso su Luz Ardiden? La domanda ci riporta a Iban Mayo. Il corridore in maglia gialla che lo mette in difficoltà quel 21 luglio del 2003 è ovviamente Lance Armstrong. Ma l’americano ha appena un esiguo vantaggio sul vincitore dell’edizione 1997, Ian Ullrich, ed è sottotono rispetto all’atleta dirompente che ha dominato la corsa l’anno precedente. All’inizio della salita di Luz Ardiden Mayo attacca. Ma Armstrong lo segue e passa in testa. Lentamente Ullrich ricaccia indietro entrambi.
Non aspettatevi di vedere orde esultanti mentre raggiungete la vetta. In realtà non aspettatevi nemmeno di trovare un caffè, perché tutto ciò che vi aspetta in cima è una stazione sciistica un po’ retrò
E poi accade. Poco prima di Grust, correndo troppo vicino alla folla Armstrong si impiglia con il manubrio nella borsa di un giovane spettatore e cade. Mayo non riesce a evitarlo e cade pure lui. Il basco, che veste la maglia arancione del team Euskatel-Euskadi, è il primo a rialzarsi e a ripartire. Armstrong, pieno di adrenalina, si lancia all’inseguimento. Ritrova ancora una volta la ruota di Mayo, ma un piede gli sfugge dal pedale rischiando di farlo cadere di nuovo e di trascinare una seconda volta Mayo con sé.
A quel punto Ullrich è davanti, ma ubbidisce alla regola implicita in base alla quale non si attacca un leader coinvolto in una caduta. Il direttore sportivo di Armstrong, Johan Bruyneel, parlerà poi di “comportamento da vero campione”.
Mayo e Armstrong riescono a raggiungere il gruppo e per un po’ si torna allo status quo. Poi Mayo attacca di nuovo. Ancora una volta Armstrong usa lo spagnolo come trampolino di lancio e stavolta riesce a staccarlo.
Dopo la tappa Armstrong dirà che “a volte l’atteggiamento migliore per me è la rabbia, ma oggi quando ho attaccato non ero arrabbiato, ero un po’ disperato”.
Era disperato perché sapeva di dover guadagnare tempo su Ullrich prima della crono finale. In ogni caso si lascia definitivamente Mayo alle spalle e vince la tappa.
Per un po’ si torna allo status quo. Poi Mayo attacca di nuovo e Armstrong lo usa come trampolino di lancio

Il premio finale

Una lunga curva a sinistra gira intorno al versante della montagna e conduce nell’anfiteatro naturale in cima. E questo è il paesaggio che premia chi è arrivato fin qui.
Gli ultimi 4 km si snodano sinuosi in un’accogliente alcova erbosa. Ignorate la svolta a destra che si diparte dal tornante a meno di 2 km dall’arrivo, fate attenzione alla griglia per il bestiame 600 m dopo e poi date tutto sulle curve degli ultimi 750 m.
In cima si capisce come mai questa strada è così tranquilla. Qui d’estate non c’è proprio nulla, a parte un edificio dalle linee un po’ retrò che reca il nome della località sciistica.

Il premio finale

Armstrong non aveva neanche più la forza di sollevare le braccia al traguardo
Nel 2003 Mayo riuscì a superare Ullrich e ad assicurarsi il secondo posto, ma arrivò 40 secondi dopo Armstrong, che a quel punto non aveva neanche più la forza di sollevare le braccia al traguardo.
Voi invece, quando avrete riguadagnato le forze, potrete non solo ammirare il paesaggio ma anche pregustare quel che vi attende: la salita ampia, ben asfaltata e armoniosa si trasforma in una magnifica discesa.
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