di Paolo Della Sala - 27 febbraio 2019

Di Rando in Rando

Se pensate che pedalare per almeno 200 km a un ritmo che avete scelto voi, ma senza obbligo di classifica nel senso tradizionale del termine, non sia abbastanza “agonistico” non avete idea di cosa sia una randonnée. È il momento di colmare la lacuna
Vi parliamo di randonnée (con le immagini di Jacopo Altobelli, Filippelli Vecchia Parma Bike Team, Athletic Club Merano). Iniziamo coi percorsi. La prima cosa da sapere è che ci sono regole non scritte, ma abbastanza radicate. In genere si pedala su strade secondarie e a basso impatto di traffico, e la partenza avviene alla francese. Il che significa che si parte quando si vuole entro l’arco di un'ora, perché l'obbiettivo è arrivare entro il tempo limite, seguendo l'idea di ciclismo che, in quel giorno, meglio appaga. Chi vuol correre, corre. Chi vuole stare in gruppo, sta in gruppo. Chi vuole stare da solo, sta da solo.
Si pedala di norma senza supporto né meccanico né logistico, fatti salvi i punti di controllo-ristoro che possono essere anche piuttosto spartani. Se state meditando di buttarvi nella vostra prima rando, sappiate che sono impegni di regolarità e con un'organizzazione poco invasiva a favore della libertà di ogni concorrente.
Vi proponiamo una selezione di prove fra i 200 e i 300 chilometri, lungo lo Stivale da marzo a settembre. Prendete nota delle caratteristiche essenziali: lunghezza e dislivello. Per partecipare è sufficiente collegarsi al sito audaxitalia.it, cliccare su “brevetti Italia” e selezionare il percorso prescelto fra le decine di proposte fra i 200 e i 1.500 km. Un’altra cosa da sapere è che le distanze inferiori sono indicate, ma non danno luogo a omologazione perché sotto i 200 chilometri non è una randonnée.

Rando delle Valli Parmensi, Parma (24 marzo - 200 km - 2.000 e 3.000 m dislivello)

Rando delle Valli Parmensi, Parma (24 marzo - 200 km - 2.000 e 3.000 m dislivello)

Questa è una randonnée che offre scorci paesaggistici davvero bellissimi e vi consente di traversare l'incanto di un Appennino “minore” poco noto. Siamo alla settima edizione e io ne sono talmente invaghito che credo di avere partecipato a tutte. Si parte da Parma, dentro uno stadio ben organizzato per accogliere il numero sempre crescente di appassionati. Il percorso, inizialmente pianeggiante, si snoda attraverso la campagna tenendo come punto di riferimento i massicci castelli dell'antico Ducato.
Il primo è a Montechiarugolo, cui normalmente si arriva dopo una scavallata veloce. Da qui il percorso si fa più vallonato, e dopo poco si innesta su strade secondarie sino a Torrechiara, dove una breve micidiale salita induce a uno dei castelli più belli d'Italia (generalmente la fatica è compensata da un ristoro sontuoso). Piccola notazione: il nome Torrechiara non deriva dal colore delle torri, ma “dalle colture principali della zona in età medievale: uva e olive necessitavano di torchi per produrre le loro preziose spremiture, appunto torclaria”.
Si riscende e subito si sale passando dalla val Parma alla val Baganza, sino a Felino, patria del bellissimo maniero e dell'omonimo salame. Siamo in territorio di prelibatezze, dal comune di Langhirano a quello di Felino: solo a pensarci si ingrassa di un chilo.
Quando arrivate al castello (dove è in allestimento un metafisico museo del salame) comincerete a sospettare che la regola urbanistica dell'epoca fosse imperativa: si doveva costruire solo in cima a colline possibilmente ripide. Sappiate che il castellum de Sala di Sala Baganza custodisce il museo del vino, se quello del salame non vi fosse bastato.
Si sale, quindi, per pendenze boschive sino a uno snodo che divide il percorso più breve (150 km) da quello più lungo, che passa prima per Varano de Melegari e, poi, per un borgo fortificato di eccezionale bellezza: Vigoleno. Ci si arriva salendo ma l'ingresso dalle mura imponenti ripaga.
Vi piacerà anche Castell'Arquato, nel piacentino: spero sia mantenuta la secca salita al borgo medioevale lungo un acciottolato ripido e ingombro di turisti che mette a dura prova i garretti. Ormai il rientro su Parma incombe, ma ci sono ancora un paio di salite lungo un percorso “mangia e bevi” che, in caso di vento, è davvero faticoso: da Scipione a Salsomaggiore e Tabiano.

Cilento: 1. Randonnée Monte della Stella, Salerno (7 aprile - 200 km - 1.000 e 2.000 m dislivello) 2. Rando Salerno – Maratea (13 aprile la 200 km, 12-13 aprile la 400 km - 2.000 e 3.000 m dislivello)

Cilento: 1. Randonnée Monte della Stella, Salerno (7 aprile - 200 km - 1.000 e 2.000 m dislivello) 2. Rando Salerno – Maratea (13 aprile la 200 km, 12-13 aprile la 400 km - 2.000 e 3.000 m dislivello)

Queste due rando partono da Salerno e sono caratterizzate da un contesto di mare e da qualche tratto in comune. Segnalo entrambe perché sono previste a scadenze ravvicinate. La Monte della Stella traversa la Piana dei Templi di Paestum per poi entrare nel Parco Nazionale del Cilento e rientrare, infine, al mare. Il percorso, nella sua parte interna, presenta qualche salita non banale, su tutte quella di Trentinara (circa 12 chilometri con punte al 10%, media al 4,5%), ma si pedala in un contesto bellissimo quasi a picco sulla Valle del Sele. Per chi ama il brivido, a Trentinara si può sperimentare “Cilento in volo”: imbragati lungo un cavo si superano i 100 km/h sorvolando la vallata con una vista pazzesca sul mare, sui templi, sulla costiera amalfitana. Ma (quasi) lo stesso panorama si gode dalla bici e, mano mano che si ritorna al mare, si realizza la bellezza incredibile di questi posti: come la strada fino ad Acciaroli superando la magnifica Pollica, arroccata come una regina.
E se invece si vuole solo mare, lungo una costa con magnifici borghi appollaiati su speroni rocciosi, si può optare per la Rando Salerno – Maratea (e ritorno, se si vuole, non in treno ma in bici così da sperimentare un percorso da 400 km). Anche qui ci sono Ripe Rosse e Castellabbate, ma poi Palinuro, Marina di Camerota sino all'arrivo sempre con il mare negli occhi.
Si tratta di due manifestazioni abbastanza gettonate, anche se il numero di partecipanti a una randonnée, mediamente, si situa su qualche centinaio al massimo e con partenze non necessariamente contestuali. Il vero rischio è quello di fermarsi e infilarsi in acqua per un primo bagno fuori stagione, ma è un rischio che si può anche correre: il bello delle randonnée è l'autogestione del proprio tempo così chi vuole dare alla propria prestazione il senso di un agonismo spinto è libero di farlo, tanto quanto si è liberi di procedere con ritmi più blandi e qualche sosta in più.
Sempre, ovviamente, nel rispetto del limite di tempo massimo che, per le rando più brevi e senza particolari altimetrie, è di 13ore e 30 minuti (200 km), 20 ore (300 km) e 27 ore (400 km).

Chianti Classic, Castelnuovo Berardenga (2 giugno - 200 km - 3.700 m dislivello)

Chianti Classic, Castelnuovo Berardenga (2 giugno - 200 km - 3.700 m dislivello)

Una vera classica, organizzata da una storica società sportiva di Castelnuovo Berardenga, la Bulletta Bike, offre una vasta gamma di percorsi alternativi, da quello cicloturistico di circa 50 chilometri, sino alla rando di 200. Nel mezzo si può scegliere fra varie opportunità, inclusa una gravel che ricalca parzialmente le strade de L'Eroica, in particolare il fastidioso drittone da Pianella a Vagliagli.
La zona è, ciclisticamente, fra le più belle d'Italia e, sin da subito, ci si immerge nel territorio dolce e ondulato delle crete senesi: da Asciano si sale lungo il versante opposto alla temutissima strada bianca di Monte Sante Marie, seguendo un tracciato che affaccia su un paesaggio straordinario e che appare, rispetto al periodo autunnale de L'Eroica, con una prevalenza di toni dorati e verdi.
I primi 50 km conducono a Pianella lasciando pochi segni nelle gambe anche se l'andamento sinusoidale delle strade toscane non è mai banale. Ma se i primi 750 metri di dislivello vi saranno parsi docili, i successivi 3.000, forse, vi renderanno meno spavaldi. Come sempre, da queste parti, non c'è la salita da ko ma la fatica, per così dire, che si insinua nei muscoli di metro in metro, tra la boscaglia verso Monteriggioni (km 120) o nella successiva salita prima di Castellina in Chianti - che presenta passaggi in doppia cifra e punte al 15%.
Si sale e scende, fra boschi, campagna e vigneti, passando Radda e Gaiole, capitale del ciclismo eroico. In alcuni punti il contesto è solitario, quasi selvaggio e l'ultima salita, fino a Monte Luco, può apparire interminabile anche se la pendenza media non impressiona (5,5%). Il problema di queste strada, infatti, è quello degli strappi che infiammano le gambe e che, dopo 3.000 metri di dislivello, rendono il pedalare in salita più stopposo. La bellissima Castelnuovo Berardenga vi apparirà ancora più bella perché arrivarci in fondo non è da tutti.

Tour d'Ortles, Merano (6 luglio - 250 km - 5.700 m dislivello)

Per questo “mostro da domare” vi sono concesse 20 ore invece che 13 e mezza. Conviene partire poco prima dell'alba, pedalando nel buio lungo la val Venosta per arrivare a Prato allo Stelvio che ancora il sole non è troppo alto.
Perché questa, insieme ad altre rando d'eccezione (come la Valtellina che si corre il 22 giugno da Bormio), ha caratteristiche davvero estreme e va affrontata con una preparazione, anche mentale, adeguata. Vi ripagherà, se la farete, con i suoi paesaggi unici e con la soddisfazione di aver superato in un giorno alcune fra le salite più famose del ciclismo.
La sequenza Stelvio-Gavia, innanzitutto: 75 km con 3.200 metri di dislivello e quando sarete in cima al Gavia mancheranno ancora molti km al traguardo. Ovviamente il contesto è spettacolare, neppure servono parole. Ma è della testa che bisogna parlare poiché in questa durissima prova sarà la vostra mente a dettare legge.
I boschi, i tornanti, il ghiacciaio dell'Ortles, il sinuoso infinito tracciato verso la cima del Gavia vi entreranno nel cuore, ma in certi punti non vi accorgerete neppure di vederli perché ogni vostra energia sarà indirizzata alla pedalata successiva, e alla curva che segue, per raggiungere quel punto dove una roccia sporge sulla strada o un paracarro vi segnala la lentezza inesorabile del vostro progredire.
Quando arriverete al controllo del passo del Gavia proverete una sensazione di momentanea euforia, ma appena finito di rifocillarvi sentirete l'ombra lunga dei 1.800 metri di dislivello e dei 125 km che ancora vi mancano. Però, davvero, il più è fatto: il Passo del Tonale sale morbidamente rispetto ai due “monumenti” già affrontati e, mano mano, appare sempre più chiaro che il successo è alla vostra portata.
L'unico tratto non eccezionale di questa magnifica avventura è quello che collega l'innesto della discesa dal Tonale con il bivio per il Passo delle Palade perché si percorre – circa 25 km - la Val di Sole lungo una strada abbastanza trafficata. Il resto è montagna e silenzio.
Qualche piccolo consiglio: le escursioni termiche sono imponenti e, a luglio, si passa dai 35 gradi del fondovalle ai 3-5 dei passaggi più esposti. In caso di maltempo, anche improvviso, ci si può trovare a disagio se non ci si è premurati di portarsi l'abbigliamento adatto. Alimentarsi con barrette può essere del tutto insufficiente se non siete superallenati: fermatevi e mangiate qualcosa di caldo e sostanzioso perché è meglio arrivare mezz'ora dopo che ritirarsi o arrivare pedalando sulle ginocchia.

Passolentour, Rovellasca (8 settembre - 200 km - 2.500 m dislivello)

Penultimo mese di rando in calendario, meglio fare un pellegrinaggio al Ghisallo. In questa rando lo si prende dalla parte sbagliata, salendo da Erba, ma giunti al passo si può buttare un occhio al Santuario con le bici dei grandi del passato appese e, se non si è tarantolati dall'agonismo, si può fare un salto al museo del ciclismo ideato e voluto da Fiorenzo Magni.
Poi si scende verso Bellagio e si costeggia il lago passando Como e, poco dopo, da Cernobbio fino ad Argegno, dove è posto il bivio per la valle Intelvi. Si costeggia il lago lungo la vecchia Regina, una strada amatissima dai cicloamatori anche se molto trafficata: però si assapora il fascino del lago, quasi pedalandoci in mezzo.
Entrando in Val d'Intelvi si sale docilmente e si scollina su San Fedele, per poi scendere a Porlezza dopo 140 chilometri e circa 2.000 metri di dislivello. Il lago di Lugano si costeggia per un lungo tratto, passando il capoluogo ticinese e, poi, Mendrisio. Si rientra in Italia per luoghi abbastanza urbanizzati. Una rando tranquilla, da passeggiare (c'è anche un percorso da 100 km).

Una storia iniziata a fine Ottocento

Una storia iniziata a fine Ottocento

Tutti i percorsi segnalati sono scaricabili su traccia valida per i più comuni ciclonavigatori. In ogni caso è sempre disponibile anche il mitico roadbook cartaceo, strumento che una volta si cercava di memorizzare per poi, soprattutto sui percorsi più lunghi, trovarsi alle tre del mattino in mezzo al nulla, a trenta chilometri dalla rotta giusta e con un foglietto stropicciato in mano che non si riusciva a decifrare.
Ma sono disavventure ormai improbabili: quelle descritte sono imprese alla portata di molti perché le bici sono più performanti, l'alimentazione più calibrata, gli strumenti di orientamento pressoché perfetti. Ciononostante, per la nostra epica personale, vale ancora l'aggettivo che venne utilizzato per descrivere la prima escursione ciclistica a lungo raggio di un gruppo di persone (1897, Roma - Napoli): “Audax” è il termine che ancora oggi accompagna chi percorre almeno 200 km tra l’alba e il tramonto.

Il fenomeno in Italia e le regole

A(udax) R(andonneur) I(talia) è l'associazione che gestisce il movimento, in grande espansione, legato al mondo delle randonnée ed è l'associazione internazionalmente riconosciuta per il rilascio delle omologazioni ufficiali, i 'brevetti'.
Sul sito audax.it si trova dal calendario delle singole manifestazioni suddivise territorialmente e per lunghezza, fino alle regole per entrare a far parte della Nazionale Randonneurs. L'associazione italiana è, probabilmente, la più vivace del mondo: conta decine di società affiliate e un'infinità di eventi lungo tutta la Penisola sia su strada sia off-road.
Chi partecipa a una randonnée con un minimo di 200 km deve percorrere entro un tempo limite il percorso passando tassativamente attraverso punti di controllo predeterminati. La doppia sorpresa è che queste prove di resistenza vedono una massiccia presenza femminile e che sono consentite anche a persone di una certa età (75 anni), purché in possesso dell’abilitazione al ciclismo agonistico. Le manifestazioni più importanti hanno chilometraggi superiori ai 1.200 km.

Per chi vuole osare

La regina delle rando, per numero di partecipanti, ampiezza di provenienza geografica e fama è la PBP (Paris-Brest-Paris) che, come (quasi) tutte le lunghe più prestigiose, si tiene ogni quattro anni. Partecipare alla PBP, che per inciso si tiene quest'anno, presuppone un percorso di qualificazione non banale: l'anno precedente si deve completare con successo un ciclo completo di rando minori (tutte queste distanze almeno una volta: 200,300,400 e 600 km o una over 1000). L'anno della competizione, il ciclo deve essere ripetuto e completato entro la fine di giugno.
Altre al top sono la 1001 miglia, L(ondon) E(dinbourgh) L(ondon), e Madrid-Gjion-Madrid. Ci sono, poi, le estreme con dislivelli da paura. Come la 20K Ultratrial: 1.200 km con 26.000 metri di dislivello. La partenza è da Pinerolo (ve l’abbiamo raccontata sullo scorso numero di ottobre).
Ma, soprattutto, ci sono i percorsi alla portata di tanti, dove lo spirito “randagio” è condiviso tra chiacchiere nel gruppo e una sosta per rifocillarsi.

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