di Max Grassi - 27 febbraio 2019

Capitani coraggiosi

Sara Galimberti e Paolo Bellomo, rispettivamente 27 e 34 anni, sono i numeri uno di adidas Runners, la più numerosa community italiana, che ha migliaia di iscritti all’attivo. Li abbiamo incontrati in uno dei luoghi più iconici di Milano, la Darsena, meta quotidiana di tanti appassionati di corsa

L'intervista (prima parte)

Quando avete cominciato a correre e perché proprio la corsa?
Sara: «A 11 anni, dopo essere arrivata seconda alla campestre scolastica, il mio professore di educazione fisica mi ha consigliato di cominciare a fare atletica. Poi mia mamma ha sempre corso sin da piccola, proprio nello stesso campo di atletica in cui ho cominciato io. È stata soprattutto lei a spronarmi».
Paolo: «Amo fare sport e fin da piccolo ne ho praticati tanti, dal judo alla pallavolo, passando per calcio, nuoto e kayak. Con la corsa ho cominciato alle superiori nella speranza di avere un 10 fisso in educazione fisica che mi alzasse la media a fine anno. Così ho coltivato il mio discreto talento per il mezzofondo per quattro anni, ma non è mai diventato una vera passione, il che mi ha portato a lasciare. Ho ripreso otto anni fa quando, stretto tra studio e lavoro, avevo bisogno di essere flessibile e il running era perfetto: basta un’oretta libera, un buon paio di scarpe e la voglia di muoversi. Da quel momento mi sono innamorato della libertà che mi dava questo sport».

Cosa significa essere un capitano degli adidas Runners?
Sara: «Prima di tutto una grande responsabilità, perché siamo degli esempi per chi comincia. Per me anche una sfida come “coach” (perché mi sono sempre vista solo “atleta”), molto stimolante e divertente. Avere a che fare con runner amatori mi ha fatto riscoprire il lato divertente della corsa in un momento in cui l’avevo dimenticato».
Paolo: «Significa essere un leader positivo in grado di guidare le persone con sensibilità e passione verso un obiettivo, che nel caso di adidas Runners è quello di diventare degli sportivi migliori indipendentemente dal livello. Un capitano deve essere un modello a cui le persone si possano ispirare per migliorare le proprie prestazioni, ma soprattutto in cui rivedere caratteristiche di umanità, rispetto e semplicità».
«Come capitano ho la responsabilità di creare un’esperienza umana e sportiva che sia emotivamente intensa, sempre faticando al fianco dei miei runner e supportandoli nel loro, e nel nostro, percorso. Essere capitano richiede passione, energia, disponibilità, comprensione, pazienza, pianificazione… non è semplice e io cerco di farlo al massimo delle mie possibilità, ma è indubbiamente l’esperienza più intensa e arricchente che abbia vissuto fino ad ora».
Come vedi, dal tuo punto di vista privilegiato, lo stato attuale della corsa?
Sara: «Un movimento che cresce sempre di più, soprattutto a livello amatoriale ma anche professionistico, dove stanno emergendo nuovi talenti».
Paolo: «In Italia il running è un po’ indietro. Tantissimi giovani si stanno avvicinando a questo sport proprio per la sua democraticità ma i modi di concepirlo, comunicarlo e di proporlo al pubblico sono gli stessi di dieci anni fa. Il running è figo, ma non c’è nessuno che lo dice a un diciottenne con i canali e i modi a cui lui è abituato. Ed è anche il comportamento del pubblico presente alle gare a descrivere questa situazione: ancora oggi una gara che per mezza giornata ferma il traffico viene accolta con lamentele per l’impossibilità di andare a fare shopping, e non come una festa della città. All’estero spesso è il contrario. Le community di corsa, il fenomeno delle crew e gare out of the box come Polimirun sono un esempio di come si possa innovare e spero che nel prossimo futuro nascano tante altre iniziative smart che diano una smossa al settore».
Come avete trovato la nuova adidas Ultraboost 19?
Sara: «Mi trovo molto bene ad usarla nelle corse un po’ più lunghe, è una scarpa comoda, protettiva e allo stesso tempo reattiva quando il ritmo di corsa si fa più veloce».
Paolo: « Una rivoluzione! Ho sempre usato Ultraboost come scarpa da allenamento trasversale in grado di darmi ottime risposte sia in stabilità che in reattività, ma con la nuova versione 2019 adidas si è superata. L’aggiunta di boost extra e il nuovo Torsion Spring si sentono tanto nell’appoggio, stabilizzandolo, quanto nella velocità di rullata e spinta. In generale io sono un amante di modelli semplici, con tomaie poco lavorate e con poche cuciture e anche in questo Ultraboost 19 raggiunge un livello superiore calzando come un guanto che avvolge il piede».
Quando guardate un uomo/donna cosa vi colpisce di più?
Sara: «...il sorriso! E poi le scarpe che indossa!» (ride, ndr).
Paolo: «Tralasciando l’aspetto estetico che ovviamente è la prima cosa che colpisce, direi in assoluto la grinta e la carica positiva che è in grado di trasmettere. E devo dire che sono fortunato visto che la mia fidanzata, tra i tanti pregi, è anche un vulcano».
E quando valutate a prima vista un paio di scarpe qual è la prima cosa a cui fate caso?
Sara: «Mi piacciono tantissimo le scarpe bianche, con una tomaia leggera e morbida».
Paolo: «Come sopra, tralasciando l’estetica, di solito mi focalizzo subito sulla struttura della tomaia che preferisco elastica e con pochi inserti e cuciture».
Come vi spiegate il successo di una corsa come la Polimirun?
Sara: «Abbiamo lavorato molto come team per rendere la Polimirun un successo. Cercare di coinvolgere dei ragazzi giovani in un progetto di running non è facile, abbiamo organizzato eventi e allenamenti che invogliassero le persone a cominciare a correre, anche da zero, cercando di trasmettere il lato divertente del running».
Paolo: «I giovani! Come dicevo prima, il running non deve più essere solo lo sport degli adulti. Deve anche essere lo sport dei ragazzi che studiano, escono, si divertono e che si creano uno spazio per correre, da soli o con amici, perché li fa stare bene. Con Polimirun, il Politecnico di Milano e adidas hanno semplicemente ideato un format rivolto innanzitutto ai ragazzi, agli studenti, che parla il loro linguaggio e propone il running come esperienza cool. Finalmente qualcuno in Italia sta investendo sui runner del futuro».
Sara, circa un anno fa ci hai parlato di un tuo futuro nella maratona ma di voler cercare ancora soddisfazione in pista nei 5.000 e 10.000. A che punto sei oggi?
Sara: «Voglio concentrarmi nelle mezze maratone per la prima parte della stagione, accorciando le distanze quando comincia a fare più caldo. Questo autunno non nego che mi piacerebbe tornare a correre la distanza regina».

L'intervista (prima parte)

L'intervista (seconda parte)

Qual è il personaggio sportivo che ammirate di più?
Sara: «Bebe Vio. Ogni volta che la sento parlare o leggo qualche sua intervista, mi dico che vorrei avere anche solo un pizzico della sua sicurezza e del suo spirito combattente».
Paolo: «Alex Zanardi! Non amo i motori e non ne capisco niente, ma la sua storia è fortemente ispirazionale. Lui è l’esempio di come con la forza di volontà e il sorriso si possano superare tutti gli ostacoli».
E l’evento sportivo che avreste voluto vivere da protagonisti?
Sara: «L’Olimpiade, ovviamente».
Paolo: «Da amante del calcio, penso che i Mondiali siano l’evento sportivo di maggior fascino e impatto sociale. Potendo scegliere, avrei voluto tirare (e segnare ovviamente) il rigore con cui Fabio Grosso ci ha consegnato la Coppa nel 2006».
Doveste raccontarvi in poche parole, cosa direste di voi?
Sara: «Sono un continuo work in progress, voglio migliorare me stessa e diventare la donna che avrei voluto essere quando ero piccola. Forte, realizzata e serena. C’e ancora molto da lavorare e molto da imparare».
Paolo: «Chiedo supporto alla mia bio di Instagram e dico: adventure traveler and nature lover».
Che professione fate nella vita?
Sara: «L’atleta professionista, la capitana degli adidas Runners e la running coach».
Paolo: «Quattro anni fa ho lasciato un ottimo posto fisso per aprire una startup digital con due amici. L’obiettivo era quello di investire al meglio il mio tempo, svegliarmi tutti i giorni con il sorriso e dare il massimo circondato da persone che mi volessero bene. Poi si è aggiunto anche il meraviglioso progetto adidas Runners, quindi per ora ce la sto facendo e sono molto felice».
Potendo, cosa cambierestie di voi?
Sara: «Vorrei essere meno permalosa».
Paolo: «Sono testardo! Ma ci sto lavorando, davvero!».
Nel tempo libero cosa preferite fare?
Sara: «Mi piace ascoltare la musica, leggere, passare del tempo col mio cane che adoro e vedere gli amici che purtroppo vedo poco (facendo l’atleta professionista i nostri orari non sono sempre compatibili). Ovviamente fare shopping!».
Paolo: «Avendo anche un’azienda da mandare avanti non ho moltissimo tempo libero, ma cerco sempre di ritagliarmi spazi che principalmente dedico alle persone a cui voglio bene e a organizzare i miei viaggi futuri. Se il prossimo è lontano, inganno l’attesa dedicandomi ad altri sport, di solito cercando di imparare cose nuove: ora sono fissato con lo snowboard per esempio».
Sogno (sportivo) proibito?
Sara: «Sono super scaramantica e non lo dirò mai, neanche sotto tortura!» (ride, ndr).
Paolo: «Prima o poi parteciperò a un Ironman, ma questo è un sogno possibile. Quindi, tra quelli proibiti, direi: diventare un surfer professionista».
Cosa pensi di Paolo/Sara?
Sara: «È un grande compagno di av-venture! Abbiamo cominciato a lavorare insieme quando ancora la community degli AR non esisteva, è un ottimo capitano e ammiro molto la sua capacità di organizzarsi tra le 8.000 cose che fa nella vita!».
Paolo: «Ammiro Sara per la passione e la dedizione che mette nella sua attività di atleta professionista. Lei è sicuramente un esempio di chi insegue un sogno e dà tutto per farcela. Basti pensare che di mattina quando mi alzo e apro Instagram, trovo stories di Sara che nel frattempo ha fatto due ore di allenamento, colazione e magari anche un training mattutino a uno dei suoi alunni di running».

L'intervista (seconda parte)

10 consigli di bellezza per la cura del corpo del runner

10 consigli di bellezza per la cura del corpo del runner

di Sara Galimberti

1 Sia in inverno che d’estate, prima di uscire a correre, proteggi le labbra con burro di cacao o con una crema molto grassa.

2 Indossa gli occhiali da sole per proteggere gli occhi dai raggi ultravioletti.

3 Cerca di non lavare tutti i giorni i capelli con shampoo e balsamo (io li lavo un giorno sì e uno no).

4 In estate, quando si suda molto ed è più difficile non lavare i capelli spesso, cerca di non stressarli sempre con phon e piastra (io, per esempio, mi faccio uno chignon con i capelli bagnati o li lascio asciugare naturalmente).

5 Bevi molto durante la giornata per idratare la pelle (almeno 2 litri d'acqua fuori dai pasti).

6 Usa un bagnoschiuma delicato e idratante. Inoltre, non dimenticare di mettere la crema per il corpo dopo la doccia, io la tengo sempre in borsa!

7 Proteggi i tuoi piedi con scarpe e calze adatte; quando ho in programma i lunghi di corsa, io metto sempre una crema grassa o della vaselina sui piedi per evitare vesciche o irritazioni.

8 Struccati molto bene prima di andare a correre per evitare impurità della pelle (causate dal sudore e dai residui del trucco).

9 Indossa reggiseni da sport comodi e adatti al running, che non ti provochino fastidiose irritazioni.

10 Meglio usare trucchi waterproof, io di solito vado a correre struccata ma capita che mi metta almeno il mascara!

adidas Ultraboost 19: fuori dalla gabbia!

di Rosario Palazzolo

Se dovessimo tracciare una classifica delle scarpe sportive che più di tutte si sono prestate ad essere reinterpretate dalla fantasia di designer e artisti di tutto il mondo, quasi certamente l’Ultraboost di adidas sarebbe al primo posto. Tanto che il marchio delle “tre strisce”, ha coniato un inedito concetto di “open source” consentendo al mondo degli artisti e degli esperti di sneackers di trasformare e reinterpretare nel modo più ampio questa scarpa divenuta la più artistica al mondo.
Eppure, sotto “il vestito” di Ultraboost ci sono sempre stati un cuore e un motore davvero sportivi. Non a caso il nome Ultraboost nasce dall’esigenza di adidas di reinterpretare la sua tecnologia Boost (la schiuma altamente rimbalzante di cui è composta l’intersuola) in una chiave più indicata per le lunghe distanze. Dove Ultra è sempre stato per “ultra ammortizzazione”, “ultra distanza”, “ultra comfort”. Forse a impedirle di esplodere in quel settore erano alcuni dettagli, come la presenza di fiancate troppo rigide ingombranti, i cosiddetti “cage” in plastica, o una tomaia a volte poco avvolgente.
Ed è per questo che i tecnici di adidas si sono messi al lavoro per creare un modello che è stato di fatto ricostruito da zero. Nonostante all’apparenza la Ultraboost 19 è piuttosto simile alla precedente, tecnici e designer l’hanno rifatta da zero per migliorare la vestibilità, le prestazioni e anche la tenuta della suola.
Una curiosità, sebbene Ultraboost sia stata reinventata in centinaia di diverse interpretazioni, ad oggi l’unico aggiornamento al modello originale del 2015 è quello lanciato pochi giorni fa.
Per raggiungere i suoi obiettivi di migliorare vestibilità e prestazioni, adidas ha utilizzato soltanto 17 parti per questa nuova scarpa (si pensi che per una scarpa tradizionale si arriva a cucire e incollare insieme fino a 35 parti e che la precedente versione ne contava 25). Ciò che balza subito all’occhio a noi runner è che è letteralmente scomparso il “cage”, quella gabbia di plastica rigida che serviva a bloccare la parte centrale del piede avvolgendo le due fiancate. Un dettaglio rigido che a molti runner ha provocato qualche problema sulle lunghe distanze.
Ultraboost 19 ha previsto una sorta di gabbia intorno al mesopiede, ma questa volta è realizzata con una maglia più densa e robusta, più flessibile e leggera rispetto al passato e capace di muoversi meglio con il piede durante la corsa.
Il DNA della scarpa è lo stesso di sempre: UltraBoost 19 è l’espressione più morbida e ammortizzata della linea Boost. La sensazione sotto i piedi è estremamente "cuscinosa", e anche la rullata appare più rotonda e armonica rispetto all’originale, segno che la calzatura è complessivamente meno rigida rispetto al passato. Adidas conferma di aver aggiornato la sua piattaforma Boost dell’interusola, riuscendo ad aumentare del 20% la consistenza della schiuma realizzata in granuli di TPU. Ciò è stato fatto grazie a un nuovo sistema di lavorazione che non ha influito sul peso. Ci sono almeno un paio di novità in questa intersuola che meritano di essere raccontate: a cominciare dalla forma dell’area posteriore dove il materiale Boost circonda il tallone imprigionandolo in una culla per garantire una maggiore stabilità della calzata. Inoltre, nella mescola è stato immerso lo stesso Torsion System che era stato creato per la SolarBoost. Un dispositivo in plastica molto elastico che contribuisce a ridurre la torsione del mesopiede, ma che influisce anche sulla fase di spinta fornendo una maggiore reattività alla scarpa.
La tomaia è tuttora in Primeknit, la maglia sintetica di adidas, tuttavia rispetto al passato (quando la tomaia era incollata all’intersuola in modo tradizionale) è stato realizzato un vero e proprio calzino (il cui fondo è incollato sull’intersuola) nel quale si inserisce il piede al momento della calzata.
I fili rossi che si notano nella versione Laser Red (la prima lanciata lo scorso dicembre) pur apparendo un segno di design bizzarro, hanno in realtà una precisa funzione tecnica: sono progettati per allungarsi, ma solo fino a un certo punto. Quando si è in curva o su terreni più tecnici tengono il piede al suo posto, ma in condizioni normali rendono la calzata meno oppressiva. Per finire (e questo lo apprezzeranno i runner) la tomaia anteriore è meno elastica rispetto al passato.
Se c’è un difetto che si imputava alla vecchia Ultraboost era quello di diventare scivolosa su alcuni particolari terreni, bagnati e lisci. Il nuovo disegno della suola Continental sembra risolvere questi problemi. La gomma più abrasiva e il disegno a forma di diamante forniscono più tenuta su superfici scivolose e strade sterrate.
Adidas ha scelto un lancio molto allungato nel tempo per le sue quattro versioni di questa scarpa. La Laser Red è stata ufficialmente lanciata il 15 dicembre, ma si tratta di una limited edition disponibile sul sito ufficiale o in pochi store. Dal 21 febbraio la collezione, che comprende 4 differenti modelli, è al completo. Il prezzo è da scarpa premium: 179,95 euro.

adidas Ultraboost 19: fuori dalla gabbia!

10 motivi per correre con una community

10 motivi per correre con una community

di Paolo Bellomo

1 Socializzare: potrai condividere la tua passione con altri runner e conoscere nuovi amici che arricchiranno la tua vita, anche al di fuori dello sport.

2 Spirito di team: troverai persone disposte ad aiutarti a migliorare e a sostenerti durante le difficoltà. Troverai un vero team che condivide fatiche e successi.

3 Extra motivation: correre con un gruppo è incredibilmente motivante perché c’è SEMPRE qualcuno che è più veloce di te. Questo ti motiverà a non mollare quando la fatica si fa sentire e ti incoraggerà a lavorare sodo.

4 Imparare dagli altri: correre con un gruppo è anche un ottimo modo per ascoltare consigli e trucchi dei coach e dei runner più esperti, oltre ad offrirti la possibilità di partecipare a workshop di approfondimento organizzati dalla community stessa.

5 Regolarità: uno dei modi migliori per diventare un runner più forte è correre di più. Avere appuntamenti regolari da rispettare ti aiuterà a non crearti scuse e a non ascoltare quella vocina che ti dice di saltare l’allenamento.

6 Responsabilità: è più difficile saltare un allenamento quando sai che i tuoi compagni di corsa ti stanno aspettando e che alcuni hanno bisogno del tuo supporto per raggiungere il loro obiettivo.

7 Allenamenti professionali: i coach della community propongono piani di allenamento professionali, difficili da seguire quando si corre da soli. Inoltre, quando qualcun altro guida l’allenamento puoi concentrarti solo su ritmo, forza e tempo entrando in maggiore sintonia con il tuo corpo.

8 Prendi parte alle gare in gruppo: quando c’è da correre una gara, non lo farai da solo, ma circondato da amici pronti a motivarti e ad aspettarti al traguardo per celebrare insieme il tuo successo.

9 Scopri altri lati del running: nutrizione, potenziamento, riposo e mente sono alcuni dei temi importanti da affrontare per diventare un runner migliore. E una community può offrirti questa opportunità.

10 Celebrare i successi: qualcuno disse, la felicità è reale solo se è condivisa. Che il tuo obiettivo sia la maratona o correre i tuoi primi 5 km, condividere il tuo percorso e i tuoi successi con i compagni di corsa li renderà indimenticabili e moltiplicherà le emozioni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA