29 ottobre 2018

Bruno Taglioretti

Gincana, Salita e Cross le sue specialità negli anni 50-70. Poi collezionista di numerosi esemplari DOC. Che ora intende cedere, senza però ricorrere alle aste o farne soltanto una questione commerciale. Vorrebbe infatti contattare appassionati di quel periodo come è lui. Vediamo intanto i più bei pezzi della sua raccolta e sentiamo come si racconta

In attesa del tipo giusto

Bruno Taglioretti con le sue Mondial GP 125, 175 e 250, tutte bialbero carenate ufficiali degli anni ‘55-‘57.
“È stato proprio con il sidecar che ho messo fine alla mia carriera nel 1980. Infatti durante una prova del campionato a Ponte Egola ho perso per strada il “passeggero”, il mezzo è subito diventato inguidabile, si è ribaltato e io non ce l’ho fatta… a scansarmi. Ci sono voluti due anni di cure per rientrare in attività. Ma senza più occuparmi di vendite auto e moto, che non mi avevano dato una gran soddisfazione professionale. Infatti mi sono messo a importare muletti direttamente dal Giappone. Ed è stato un successo, che mi ha consentito di ampliare la mia collezione di mezzi storici, arrivata al centinaio e iniziata già nel 1970, con occhio rivolto specialmente alle Mondial GP. Le portavo spesso ai revival”.
1/4 Non lasciatevi ingannare dall’aria un po’ dimessa di questa Rumi 125 da fuoristrada. È infatti l’unico esemplare rimasto dei quattro costruiti per la partecipazione ufficiale della Casa bergamasca alla Sei Giorni Internazionale del ‘54 in Inghilterra. Conclusa con pieno successo: quattro medaglie d’oro individuali più quella per le squadre d’industria.
1/2 Bruno Taglioretti e la sua Gilera Piuma 500 del ‘54. Una collezione di alto livello non può prescindere da questa classicissima monocilindrica di Arcore, portata in gara da tanti campioni italiani e stranieri. Alla parete, un’immagine di Angelo Bergamonti con la MV Agusta 500 tre cilindri.
Da ragazzo andavo a Monza in bicicletta, da solo, per il GP delle Nazioni a settembre - comincia così il suo amarcord il nostro uomo - più di cento chilometri da casa mia a pedalare su una vecchia Bianchi. E non mi perdevo neppure le prove, tentando anche di intrufolarmi nei box per vedere le moto da vicino. Le mie preferite erano le Mondial, le mangiavo con gli occhi, anche se quelle completamente carenate mi lasciavano bene poco da vedere. Ma forse era proprio per questo che mi appassionavano tanto, e mi facevano scattare l’immaginazione.

“Ho cominciato a lavorare in carrozzeria e nel 1950, a 13 anni, ho acquistato un Cucciolo trasformato competizione. Mi sono specializzato in Gincane, le facevano dappertutto, persino alle feste dell’Unità. Ne ho vinte tante, comprese quelle di coppia ad inseguimento, e mi sono piazzato bene anche nelle finali del campionato nazionale.
1/2 Solo lei, tra le motociclette da corsa, con il contagiri nel serbatoio: linea rossa poco sotto i 6.000.
“Lavorando a più non posso e venduto il Cucciolo, nel 1955 sono riuscito a procurarmi, sempre di seconda mano, una Rumi 125 bicarburatore che mi ha fatto soffrire un po’ con l’accensione ma mi ha pure dato la gioia di qualche successo nelle gare in salita regionali e provinciali.

“Mi sarebbe piaciuto fare Velocità in circuito ma costava troppo e allora nel ‘62 ho ripiegato sul Cross, prima con vari mezzi adattati, poi nel ‘68 con una Bultaco Pursang 250 comperata nuova a 700.000 lire facendo i salti mortali per il pagamento. Però non mi sono pentito perché in una cinquantina di gare che avrò fatto non ha mai rotto niente di grosso, mi ricordo soltanto di aver cambiato un pistone. E poi dicevano male delle moto spagnole!
1/3 È stato l’ultimo impegno tecnico di Lino Tonti quando collaborava al famoso Reparto corse bolognese, chiuso nel ‘57 per il discutibile patto di astensione dall’attività sportiva “basata sulla velocità” assieme a Gilera e Moto Guzzi.
il motore della Ceccato 75/100 monoalbero, tanto vittoriosa in circuito, salita e gran fondo negli anni 50-60. Notare il sistema elastico per i coperchi delle molle a spillo che tendevano alla rottura e richiedevano pertanto la più rapida sostituzione. L’esemplare è una 100 del ‘54.
“Nel 1975 ho dovuto cambiare mestiere perché in carrozzeria con la verniciatura mi stavo intossicando. Allora mi sono messo in proprio a vendere auto e moto. Con qualche sofferenza anche qui, perché se c’era un modello particolarmente richiesto, a due o quattro ruote, i costruttori o gli importatori te lo davano soltanto se assieme prendevi anche quelli che non voleva nessuno. E per riuscire a vendere certi bidoni, ovviamente dovevi fare… miracoli, anche in perdita.

“Intanto, nel 1978 mi ero appassionato al sidecar-cross. Procurandomi una special con telaio Diemme (lo facevano a Bologna) e motore Kawasaki 900, un attrezzo da due quintali e mezzo, che diventavano quattro con l’equipaggio. Richiedeva la massima collaborazione del partner non solo per i salti e le curve ma anche in rettilineo, infatti doveva gravare tutto il suo peso sulla ruota motrice. In caso contrario, il sidecar sbandava e per rimetterlo in dirittura c’era da remare forte.
1/3 Il motore della Ceccato 75/100 monoalbero reca la firma di Fabio Taglioni, poi assurto a fama desmodromica con le Ducati.
“Gli anni però passano e ultimamente sono stato aggredito da un virus che mi ha tolto parecchie forze e la felicità di andare in moto. Ho quindi deciso di cedere anche tutti i pezzi della mia collezione. Ma a condizione che finiscano nelle mani di veri appassionati della mia generazione. Se l’appello vi interessa, chiamatemi al 0331/3660180. Sarò lieto di parlare con voi”.
Taglioretti in impennata quando correva nel Cross con la Bultaco Pursang 250.
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